Nuovo Accordo Stato-Regioni: cosa cambia nella formazione per gli ambienti confinati

È stato approvato il nuovo Accordo Stato-Regioni sulla formazione, che introduce importanti aggiornamenti anche in relazione alla formazione obbligatoria per le attività svolte in ambienti confinati o sospetti di inquinamento.
- Formazione per ambienti confinati: le principali novità
Un intervento atteso, che mira a garantire maggiore uniformità, qualità ed efficacia in uno dei contesti più delicati della salute e sicurezza sul lavoro.
L’Accordo definisce in modo puntuale durata, contenuti minimi e modalità di erogazione della formazione per:
- lavoratori subordinati
- lavoratori autonomi
- datori di lavoro operanti in ambienti confinati
Il percorso formativo avrà una durata minima di 12 ore, articolate in:
- 4 ore di formazione teorica
- 8 ore di addestramento pratico
Entrambe le fasi dovranno essere svolte esclusivamente in presenza: l’e-learning e la videoconferenza non sono ammessi. Questa indicazione riflette la necessità di garantire un apprendimento concreto e operativo, particolarmente rilevante in ambiti dove la prontezza, la competenza tecnica e la capacità di gestire le emergenze possono fare la differenza tra un’operazione sicura e un evento critico.
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Contenuti del percorso formativo
La parte teorica comprende:
- riferimenti normativi di settore
- classificazione degli ambienti confinati e sospetti di inquinamento
- principali rischi (atmosfere esplosive, agenti chimici, carenza di ossigeno)
- misure di prevenzione e protezione
- procedure di accesso, lavoro e gestione delle emergenze
L’attività pratica prevede:
- utilizzo di DPI e APVR
- impiego di attrezzature come tripodi, rilevatori atmosferici, sistemi di comunicazione
- simulazioni realistiche di recupero infortunati e gestione di situazioni critiche
3. Requisiti per i docenti e aggiornamenti
Un altro elemento qualificante dell’Accordo riguarda i requisiti dei formatori: viene infatti introdotto, per la prima volta in modo esplicito, l’obbligo di almeno tre anni di esperienza documentata nel settore specifico, sia per i docenti teorici che per quelli pratici. Si tratta di un passo significativo verso una formazione più qualificata e specialistica.
È inoltre previsto un aggiornamento quinquennale obbligatorio, della durata minima di 4 ore in presenza, a garanzia del mantenimento delle competenze nel tempo.
4. Le criticità ancora aperte
Nonostante i miglioramenti introdotti, restano alcune criticità rilevanti:
- assenza di un sistema nazionale di tracciabilità della formazione, che consenta alle aziende e agli enti di controllo di verificare facilmente i percorsi formativi svolti da ciascun lavoratore;
- mancanza di un meccanismo di verifica della qualità formativa e dei requisiti dei soggetti erogatori, nonostante l’obbligo di esperienza per i docenti;
- durata e struttura dei corsi invariata rispetto al 2011, nonostante la crescente complessità dei rischi e l’evoluzione tecnologica.
Conclusioni
L’Accordo rappresenta un importante passo avanti verso una regolamentazione più chiara e coerente della formazione per gli ambienti confinati. Tuttavia, per rispondere efficacemente alle esigenze di prevenzione, è necessario andare oltre i requisiti minimi previsti dalla norma.
La formazione in materia di sicurezza deve essere intesa come un processo continuo di crescita e consolidamento delle competenze, non come un semplice adempimento. Solo così sarà possibile costruire una cultura della sicurezza realmente efficace e duratura, capace di ridurre in modo concreto i rischi operativi.
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